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Giovedì 9 Settembre 2010 | | ore:17.50
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Nota Metodologico Scientifica


"Le regole del lavoro stanno cambiando. Oggi siamo giudicati secondo un nuovo criterio: non solo in base a quanto siamo intelligenti, preparati ed esperti, ma anche prendendo in considerazione il nostro modo di comportarci verso noi stessi e di trattare con gli altri. Questo nuovo metro viene applicato sempre più spesso quando si deve scegliere chi assumere e chi no, chi licenziare e chi riconfermare, chi scavalcare e chi promuovere.
Le nuove regole consentono di prevedere chi ha maggiori probabilità di eccellere e chi è più soggetto a perdersi lungo il cammino. Indipendentemente dal settore in cui lavoriamo, poi, esse misurano aspetti fondamentali per la definizione della nostra futura vendibilità sul mercato del lavoro. Questo potente metro di giudizio ha ben poco a che fare con tutto ciò che a scuola ci è stato presentato come importante; ai fini di questo standard, infatti, le capacità scolastiche sono in gran parte irrilevanti. La nuova misura di eccellenza dà per scontato il possesso di capacità intellettuali e di conoscenze tecniche sufficienti a svolgere il nostro lavoro; invece, punta principalmente su qualità personali, come l‘iniziative e l‘empatia, la capacità di adattarsi e di essere persuasivi …
In un‘epoca che non offre alcuna garanzia di lavoro sicuro, nella quale il concetto stesso di ”lavoro” viene rapidamente sostituito con quello di “capacità esportabili” da un contesto all‘altro, queste sono le principali abilità che ci rendono - e ci mantengono - impiegabili sul mercato. Sono oramai decenni che si parla in modo alquanto inconcludente di queste capacità, che hanno ricevuto moltissime denominazioni - da “carattere” a “personalità”, “capacità soft”, “competenze”. Ora che comprendiamo con maggior precisione questi talenti umani, esiste un nuove termine per far riferimento ad essi: intelligenza emotiva ".

da Daniel Goleman, Lavorare con intelligenza emotiva - Come inventare un nuovo rapporto con il lavoro, pag.13 e 14, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1998

E’ su tale assunto che i programmi Master della Scuola sono finalizzati a promuovere la crescita e lo sviluppo complessivo degli allievi sia negli aspetti di competenza tecnico professionale che di competenze trasversali.

"Il concetto di competenza è stato articolato in tre macro categorie":

  • competenze di base
  • competenze trasversali
  • competenze tecnico professionali

Le competenze trasversali sono "un insieme di abilità di ampio spessore che sono implicate in numerosi tipi di compiti, dai più elementari ai più complessi, e che si esplicano in situazioni tra loro diverse e quindi ampliamente generalizzabili. La loro individuazione può essere frutto dell‘analisi e della scomposizione dell‘attività del soggetto al lavoro posto di fonte al compito. Tale analisi consente di enucleare tre grandi tipi di operazioni che il soggetto compie, fondate su processi di diversa natura (cognitivi, emotivi, motori) e che: fanno "riferimento ad operazioni fondamentali proprie di qualunque soggetto posto di fronte ad un compito lavorativo (e non )", sono presenti in tutte le esperienze del soggetto non solo in quelle lavorative, "non sono connesse specificamente ad una determinata attività o posizione lavorativa", ma "entrano in gioco nelle diverse situazioni" e condizionano "la possibilità degli individui di esprimere comportamenti professionali <<abili>> o <<esperti>> e di trasferire competenze da un ambito lavorativo ad un altro, "consentono all‘individuo di sviluppare la propria competenza in attività differenti (transfer)", si apprendono per via formale, informale, non formale, possono sempre essere potenziate con appositi percorsi formativi, la prima è la base delle altre due, la terza presuppone le altre due.

Le competenze trasversali sono:

  • "diagnosticare le caratteristiche dell‘ambiente e del compito ", analizzare capire rappresentare la situazione, il problema, se stessi (le risorse che possono essere utilizzate o incrementate all‘occorrenza) come condizione indispensabile "per la progettazione e la esecuzione di una prestazione efficace" (abilità cognitive),
  • relazionarsi, "mettersi in relazione adeguata con l‘ambiente ", le persone e le cose di un certo contesto per rispondere alle richieste (abilità interpersonali o sociali: insieme di abilità emozionali, cognitive e stili di comportamento, ma anche abilità comunicative)
  • affrontare, fronteggiare, "predisporsi ad affrontare l‘ambiente e il compito, sia mentalmente che a livello affettivo e motorio ", "intervenire su un problema (uno specifico evento, una criticità, una varianza e/o una anomalia) con migliori probabilità di risolverlo", costruire e implementare le "strategie di azione, finalizzate al raggiungimento degli scopi personali del soggetto e di quelli previsti dal compito".

Si tratta di tre "macro-competenze caratterizzate da un alto grado di trasferibilità a compiti e contesti diversi" che si possono scomporre in competenze a abilità più semplici. Sono risorse del singolo soggetto che hanno un ruolo fondamentale nel plasmare il suo "comportamento lavorativo" e nell‘"influire in modo significativo sulle sue azioni".

"Il grado di padronanza, da parte del soggetto, dell‘insieme di queste competenze non solo modula la qualità della sua prestazione attraverso le strategie che è in grado di mettere in atto, ma influisce sulla qualità e sulle possibilità di sviluppo delle sue risorse (conoscenze, cognizioni, rappresentazioni, elementi di identità) attraverso la qualità delle informazioni che è in grado di raccogliere, delle relazioni che sa instaurare, dei feed-back che riesce a ottenere e di come sa utilizzarli per riorganizzare la sua conoscenza." (tratto da documentazione ISFOL)

"Il modo con cui l‘individuo affronta la sua esperienza lavorativa sembra considerato ormai come una qualità decisiva per la riuscita della carriera lavorativa e per il suo stesso sviluppo socio-psicologico. Decine di ricerche empiriche internazionali sottolineano che, tra le principali difficoltà incontrate nel lavoro dai giovani, si trovano non tanto quelle legate a scarsa qualità della performance teorica (scarse conoscenze disciplinari, degli strumenti di lavoro et…), bensì quelle derivanti dall‘incapacità di situarsi nell‘ambiente di lavoro con adeguatezza, di decifrarne le caratteristiche essenziali, di delineare strategie di fronteggiamento dei problemi, di coinvolgersi, anche emotivamente, nel contesto concreto, esibendo e utilizzando le cognizioni tesaurizzate nel corso dei vari periodi di formazione pre-lavorativa." (tratto da documentazione ISFOL).
 
In tale direzione si muove anche la Commissione Europea che nel Libro Verde “Imprenditorialità in Europa”, presentato nel 2003, indica le capacità imprenditoriali, quali competenze che devono essere acquisite nell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
L’Imprenditorialità, come competenza, è qui intesa nella sua accezione più ampia, quale competenza manageriale e sociale, non sempre e necessariamente finalizzata alla creazione di un’impresa ma finalizzata a:

• incoraggiare la capacità di risolvere i problemi, promuovere la capacità di capacità di programmare,  prendere le decisioni e di comunicare (competenze manageriali);
• trasferire competenze in termini di capacità di cooperare, stabilire nuove reti di contatti, imparare ad assumere nuovi ruoli (competenza sociale);
• riconoscere le qualità imprenditoriali, in termini di iniziativa, intraprendenza e assunzione del rischio finalizzato alla realizzazione di nuove idee.
 
Incoraggiare lo spirito imprenditoriale significa, dunque, contribuire in modo decisivo alla creazione di posti di lavoro e al miglioramento della competitività e della crescita economica in tutta Europa.
Elaborato dall‘Ufficio Ricerca & Sviluppo di AFORISMA


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